C'è una domanda che arriva spesso nei momenti di transizione.
Non la cerchi. Si presenta da sola.
Di solito arriva quando qualcosa cambia: un lavoro, una relazione, un ruolo che finisce. O anche solo quando ti fermi abbastanza a lungo da sentirti diversa da come ti aspettavi. 🌿
Per anni ti sei definita attraverso quello che fai.
Sono una madre. Sono una professionista. Sono quella che tiene insieme.
Sono quella che risolve. Sono quella che non si ferma.
Questi ruoli non sono falsi. Sono reali, importanti, costruiti nel tempo.
Ma a un certo punto — e questo accade prima o poi a quasi tutti — uno di questi ruoli cambia forma.
O scompare.
O smette semplicemente di rappresentarti come prima.
E lì, in quello spazio vuoto, arriva la domanda:
"Ma io, senza questo, chi sono?" 🔍
È una domanda che spaventa.
Non perché non ci sia una risposta.
Ma perché la risposta non arriva subito.
E siamo abituate a trovare risposte in fretta,
a riempire gli spazi, a darci una funzione, a tornare operative il prima possibile.
Il vuoto fa paura. Anche quando è temporaneo. Anche quando è necessario. ⏳
C'è una differenza sottile ma fondamentale tra quello che fai e quello che sei.
Quello che fai può cambiare. Cambierà, inevitabilmente. I ruoli si trasformano.
Le fasi finiscono. Le identità costruite intorno a una funzione prima o poi vacillano.
Quello che sei è più stabile. Ma è anche più difficile da vedere — perché è sempre stato lì, sotto i ruoli, sotto le aspettative, sotto il fare. ✨
Non è un lavoro che si fa una volta sola.
È qualcosa che si attraversa più volte nella vita. Ogni transizione importante porta con sé questa domanda. Ogni volta che qualcosa finisce, c'è un momento in cui non sai ancora cosa inizierà.
Quel momento — quello spazio tra il prima e il dopo — non è un fallimento.
È uno dei luoghi più onesti in cui puoi trovarti. 🌱
La tentazione è riempirlo subito.
Trovare un nuovo ruolo. Una nuova definizione. Un nuovo modo di essere utile, riconoscibile, necessaria.
Ed a volte va bene così. A volte il movimento è la risposta giusta.
Ma altre volte, quello spazio chiede qualcosa di diverso. Chiede di essere attraversato lentamente. Di essere ascoltato. Di non essere risolto troppo in fretta.
Perché è lì, in quel silenzio un po' scomodo, che inizi a sentirti. Non come funzione. Come persona. 🌿
Una soglia da osservare 🌱
Togli per un momento i ruoli che ricopri: madre, figlia, professionista, collega, partner.
Chiediti: "Cosa rimane?"
Non serve una risposta elaborata. Non serve nemmeno una risposta.
Basta stare con la domanda un momento in più del solito.
Con calma, al tuo ritmo 💜